Terra ricca di forti tradizioni secolari, la Campania conserva un grande varietà di suggestivi riti pasquali incentrati sul dolore e sulla penitenza.

La Settimana Santa, in particolare il Venerdì Santo, diventa un momento di meditazione collettiva sul mistero della morte e al tempo stesso un tentativo di esorcizzarla.
In un continuo movimento dal soggettivo al collettivo, la comunità condivide un percorso di rinnovamento spirituale in cui si intrecciano fede e passione popolare.

Si gioca con i simboli, si interpretano storie, si drammatizza la sofferenza, si cerca ogni volta una rigenerazione, assecondando la primavera in fiore.

Tra sincero sentimento religioso e benefico marketing turistico, questi riti continuano a vivere con immutato pathos e grande partecipazione, grazie alle confraternite e all’associazioni locali.

Ecco la nostra guida ai più importanti eventi della Settimana Santa in Campania.

Riti di Pasqua in provincia di Napoli

L’antico borgo del Casamale, a Somma Vesuviana, tra le Mura Aragonesi custodisce una serie di riti pasquali molto sentiti dalla popolazione.
Il Giovedì Santo, le antiche quattro confraternite locali danno vita a tre cortei di “assaccati” che, muniti di fiaccole, girano tra le principali Chiese per la visita ai cosiddetti “Sepolcri”, pregando innanzi agli altari addobbati con steli di grano fatti germogliare al buio.
Processione Venerdì Santo Somma Vesuviana presso la Collegiata (ph Fiore S. Barbato)Il Venerdì Santo, tra struggenti melodie sacre e “miserere”, va in scena la solenne processione del Cristo Morto. Al tramonto, sulle note della marcia funebre di Chopin, la statua della Madonna Addolorata si affaccia sul sagrato della preziosa Collegiata di Santa Maria Maggiore per manifestare alla popolazione il dolore del proprio lutto. Con il loro lento salmodiare, alla luce delle fiaccole, gli incappucciati sfilano con compostezza per le vie del paese, seguiti dai migliaia di cittadini, giovani e anziani, che con grande pathos e orgoglio si stringono intorno a questo emozionante momento di condivisione.

I tanti turisti che visitano la penisola sorrentina nel periodo pasquale saranno certamente affascinati dalle tante processioni di incappucciati tenute tra il Giovedì e il Venerdì Santo.
La Processione Nera il Venerdì Santo a Sorrento (fonte: sorrentoinfo.it)Molto famose sono la Processione Bianca e la Processione Nera a Sorrento, cosiddette per il colore dalle tuniche e del cappuccio delle due confraternite protagoniste.
La prima, nella notte di giovedì, simboleggia il vagare della Madonna alla ricerca di Gesù. La seconda, nella notte di venerdì, simboleggia la crocifissione e la morte di Gesù.
Molto toccanti il Miserere dei 220 cantori e la marcia funebre che accompagna la processione insieme alle fiaccole, agli stendardi e ai “Misteri”, ovvero i simboli della Passione di Gesù.

Il più famoso dei riti pasquali sull’isola di Procida è la Processione dei Misteri, il Venerdì Santo, una tradizione che ha origine alla fine del ‘600.
Un Carro dei Misteri nella processione del Venerdì Santo a Procida (fonte: misteridiprocida.it)I Misteri sono carri con sculture in carta pesta e altri materiali che raffigurano scene dell’antico testamento o del Vangelo, creati ogni anno dai giovani isolani.
Al suono di una tromba e di 3 colpi di tamburo (i suoni che accompagnavano i condannati a morte nell’antica Roma), la processione parte all’alba dalla splendida Abbazia di San Michele, sul promontorio di Terra Murata, a picco sul mare, e termina al porto della Marina Grande.
Accompagnati dalle marce funebri suonate dalla banda, i carri sono portati da isolani incappucciati vestiti di bianco e turchese, seguiti dalla statua del Cristo Morto e dell’Addolorata,  dal “pallìo” (baldacchino funebre) e dal corteo degli angioletti, ovvero bambini di circa 2 anni che vestono abiti  in nero e ricamati in oro.

La processione della Corsa dell'Angelo a Forio d'IschiaDiverse le tradizioni pasquali sull’isola d’Ischia.
Una delle più antiche è la Corsa dell’Angelo che si svolge a Forio la domenica di Pasqua. Si tratta di una rappresentazione dell’annuncio della Resurrezione e dell’incontro della Madonna con il figlio risorto.
Le quattro statue della rappresentazione sono portate a spalla in processione sempre dalle stesse famiglie di pescatori e contadini, seguendo una consuetudine che come un diritto si tramanda da padre a figlio.

La processione del Venerdì Santo ad AgerolaAgerola, sospesa tra i Monti Lattari e la Costiera Amalfitana, offre un magnifico scenario per una centenaria rappresentazione della Passione che impegna migliaia di figuranti, per circa 6 ore, attraverso un percorso di circa 10 chilometri che abbraccia in 8 tappe alcuni dei luoghi più belli del paese.

La rappresentazione della Passione ad AcerraMolto seguito è anche il Corteo storico di Acerra. Da oltre un secolo, centinaia di figuranti ripercorrono il calvario di Cristo al seguito di un coro di voci bianche e della banda musicale cittadina. Colonna sonora dell’evento è l’Inno a Maria Santissima Addolorata “Il sol s’oscura…”, il cui testo è tratto dalla XII e IV stazione della Via Crucis composta da San Leonardo di Porto Maurizio, il frate francescano che fu ideatore e propagatore della pratica della Via Crucis.

Riti di Pasqua in provincia di Avellino

Uno dei Misteri esposti a Lapio durante il Venerdì SantoA Lapio, la Passione di Cristo si ricorda con antiche rappresentazioni in cartapesta, i “Misteri”, risalenti al XVIII secolo, di autore ignoto. Si tratta di 85 statue raggruppate in 22 tavolate, in larga parte restaurate. Originariamente erano portati a spalla, con l’aiuto di “forcine”, in cambio di una forma di pane bianco, mentre un prete o un monaco le raccontava. Successivamente le figure erano portate in processione con i trattori. Oggi sono esposte lungo il percorso nel giorno del Venerdì Santo e continuano ad esercitare il loro fascino intatto su fedeli e turisti.

I Misteri pasquali a FrigentoI Misteri in cartapesta rivivono anche a Frigento. Qui le figure sono ricoperte da vestiti di stoffa, risalgono agli inizi dell’Ottocento e sono state restaurate in seguito ai danni subiti nel terremoto del 1980. Esposti al pubblico durante la quaresima nella Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, nella processione del Venerdì Santo i Misteri vengono collocati all’ingresso dei palazzi del prezioso centro storico, famoso, tra l’altro, per la Cattedrale settecentesca.
La Settimana Santa frigentina, inoltre, è caratterizzata dal pellegrinaggio ai sepolcri compiuto il Giovedì Santo dagli “Incappucciati”, penitenti un tempo espressione delle tre congreghe cittadine. Agli incappucciati si uniscono i fedeli che, secondo un’antica tradizione popolare, devono visitare almeno tre dei sepolcri allestiti.

Molto suggestiva è la rappresentazione della Passione che si svolge nella tarda serata del Venerdì Santo a Gesualdo, tra affascinanti giochi di luce, effetti speciali di grande impatto e coinvolgenti colonne sonore.
La rappresentazione della Passione di Cristo il Venerdì Santo a GesualdoIl percorso teatrale risale la cittadina irpina da Piazza Umberto I fino all’imponente Castello Longobardo, scelto per rappresentare la crocifissione sul Calvario.
Durante la spettacolare rappresentazione, le sofferenze di Gesù si fondono idealmente con i tormenti del principe Carlo Gesualdo, vissuto tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, passato alla storia come eccelso compositore di madrigali, come illustre mecenate ma anche come assassino della sua prima moglie Maria d’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa.
Tormentato dalle sue colpe e dal desiderio di espiazione, Gesualdo si dedicò a lungo alla composizione di musica sacra legata al periodo sacrificale della vita di Gesù, le cui languide melodie accompagnano oggi fedeli e turisti insieme ad inattesi innesti di musica contemporanea.

La Processione del Venerdì Santo a Vallata intreccia la sua  antica storia con la conversione di una fiorente comunità ebraica avvenuta nel XVI secolo.
La rievocazione della passione di Cristo è caratterizzata da vari oggetti simbolici legati alle ultime ore di Gesù (i cosiddetti “Misteri”), da tele settecentesche con frasi dal Vangelo di San Giovanni e da due “Squadroni” di giovani cittadini con armature, stendardi e insegne dell’antica Roma.
La processione avanza al ritmo di tromba e tamburo, con gli interventi sparsi di alcuni cantori che intonano in dialetto irpino i versetti sacri del Metastasio sulla passione. In coda l’urna con la statua del Cristo Morto, accompagnata dai medici del paese, seguita dalla statua dell’Addolorata, accompagnata da ragazze che portano banderuole listate a lutto.

La salita al Monte Calvario il venerdì santo a CalitriAntica è anche la Processione del Venerdì Santo a Calitri, dove protagonisti sono gli “Incappucciati”, penitenti vestiti di bianco, incoronati di spine e portatori di pesanti croci di legno.
In una scenografia naturale di grande fascino, tra nenie secolari e lenti rulli di tamburo, il percorso termina sul Monte Calvario, prospiciente al centro storico del paese, fortemente danneggiato dal terremoto del 1980.

Nei paesi del Vallo di Lauro, nella Bassa Irpinia, i riti del venerdì santo iniziano all’alba con le processioni dei “Biancovestiti”. Giovani e anziani in camici bianchi e coronati di spine girano in processione fra i sepolcri allestiti nelle parrocchie dei comuni di Taurano, Lauro, Quindici, Moschiano, Beatro Bosagro e Pignano. Ogni processione è preceduta da un crocifero (portatore di croce) e da quattro donne vestite in nero che portano una tela bianca, simbolo della sacra sindone. Con i loro struggenti canti gregoriani, i Biancovestiti rompono il silenzio della nascente mattina per annunciare la morte di Gesù. Tutte le processioni, infine, convergono a Lauro, dove si svolge abitualmente la “gara dei cori”. A Taurano, inoltre, si svolge una sentita rappresentazione della Passione.

Sempre in Irpinia, altre affascinanti rievocazioni storico-religiose della Passione si svolgono ad Atripalda, Bagnoli Irpino, Baiano, Cesinali e Taurasi.

Tra gli altri riti pasquali in Irpinia, un accenno meritano le celebrazioni de “Il volo dell’Angelo” a Prata Principato Ultra, San Mango Sul Calore e Pratola Serra, il lunedì di Pasquetta, che ricordano l’annuncio della Resurrezione portato dall’angelo alle donne giunte al sepolcro.

Riti di Pasqua in provincia di Benevento

Veduta storica del borgo di ReinoNel borgo medievale sannita di Reino, il rito pasquale più sentito è “Il Cenacolo” del Giovedì Santo, ovvero una rappresentazione popolare dell’ultima cena di Gesù con gli apostoli.
La cerimonia inizia nella Chiesa SS. Annunziata con la lavanda dei piedi e la distribuzione del pane benedetto durante l’eucaristia. In processione si raggiunge il Cenacolo, addobbato a turno da una famiglia del paese con coperte, ori e panni antichi.  I commensali consumano tredici portate, pane, vino e acqua e, al termine della cena, ritornano in chiesa con il prete e i fedeli per la veglia. Il rito continua con la processione del Venerdì Santo, accompagnata da una fiaccolata e dal suono caratteristico della “Troccola”, antico strumento musicale che sostituisce le campane, il cui uso è vietato durante la Settimana Santa.

Riti di Pasqua in provincia di Caserta

La Settimana Santa a Sessa Aurunca è un percorso rituale molto intenso e complesso che costituisce uno degli elementi fondanti della comunità locale.
Da lunedì a mercoledì si svolgono le processioni penitenziali delle confraternite cittadine per l’adorazione del Santissimo Sacramento nella meravigliosa Cattedrale Romanica, costruita nel 1103 con materiali provenienti dai templi romani di Mercurio e Ercole.
Il candeliere dell'Ufficio delle Tenebre, Sessa Aurunca (fonte: settimanasanta.com)Il mercoledì, nella Chiesa dei Frati Minori a San Giovanni a Villa, si svolge l’emozionante “Ufficio delle Tenebre”, detto popolarmente “Terremoto”. Si leggono e cantano diversi testi sacri, anche in latino, accompagnati dall’harmonium, e dopo ogni cantico o salmo si spegne uno dei 15 ceri che ardono sul candeliere triangolare di fronte all’altare. L’ultimo a rimanere acceso, sul vertice, viene nascosto dietro l’altare, lasciando la Chiesta totalmente buia. E’ qui che scoppia il “terremoto”, ovvero un grande fragore creato dai partecipanti per simboleggia la reazione della natura alla morte di Gesù. Il Terremoto finisce quando il cero riappare, a ricordare Gesù che esce dal sepolcro.

Nella processione del Venerdì Santo, i confratelli incappucciati portano i Misteri in cartapesta con un movimento dondolante detto “cunnulella”, seguito dal corteo delle Tre Marie, dalla statua del Cristo Morto e da numerose donne alluttate e scalze che portano pesanti ceri. La processione avanza nel bellissimo centro storico tra  enormi falò detti “carraciuni”, mentre si ascoltano le marce funebri suonate dalla banda e soprattutto il Miserere eseguito da tre cantori che si stringono l’un l’altro affiancando le teste per dar vita ad un dolce suono polifonico. Il canto, tramandato oralmente, è stato oggetto di studio da parte di Roberto De Simone e numerosi altri etnomusicologi.
Le commosse donne alluttate seguono in massa anche la processione  del gruppo della Deposizione e della Pietà, il Sabato Santo, alla fine della quale si dispensano i candelotti degli ex voto delle donne e fasci di ruta, erba medica che “ogni male stuta”.

Riti di Pasqua in provincia di Salerno

La processione dei Battenti a Minori il Venerdì Santo (foto della Pro Loco Minori)Le vie di Minori, sulla divina Costiera Amalfitana, il Giovedì e il Venerdì Santo sono illuminate dalle fiaccole dei Battenti in processione, penitenti incappucciati vestiti di bianco e cinti da grosse funi di canapa. In un’atmosfera surreale e fuori dal tempo, i Battenti fanno risuonare un intenso canto in differenti toni, detti “e vascie” (di sotto) e “e ncoppe” (di sopra), che ricordano la presenza di due antiche confraternite, la prima in pianura, l’altra in collina. Il canto è stato oggetto di studio degli etnomusicologi e nel 2010 è stato dichiarato “Bene Demoetnoantropologico Immateriale” dal Mibac, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La processione delle Croci e dei Paputi a Sarno (fonte: incampania.it)A Sarno, nel piccolo borgo medievale Terravecchia, la popolazione partecipa in massa alla Processione delle Croci e dei Paputi, le cui origini affondano nel 1200. All’alba del Venerdì Santo, gruppi di penitenti con il cappuccio bianco portano sulle spalle una croce lignea, simbolo di purificazione e rinnovamento spirituale. Il termine “Paputo” deriva infatti dal latino “Pappus”, ovvero il “vecchio” che risorge a nuova vita facendo morire idealmente i peccati. Gli incappucciati delle nove confraternite cittadine sono seguiti da un gruppo di “cantori” che intonano antichi e commoventi canti sacri, alcuni in latino aulico. Uno dei momenti più significativi è la risalita a spirale della collina su cui si erge la Collegiata di San Matteo. Diversamente dagli altri, i Paputi della Confraternita di San Matteo indossano un cappuccio e una tunica di colore rosso, per simboleggiare il sangue, la sofferenza e il continuo contrasto fra la vita e la morte.

Panorama di Giffoni Valle PianaIl nostro viaggio fra i secolari riti pasquali in Campania si conclude con una singolare tradizione che ogni Venerdì Santo vive a Giffoni Valle Piana, tra gli incantevoli Monti Picentini. Folle di fedeli accorrono in processione alla Chiesa dell’Annunziata dove viene esposta la “Sacra Spina”, una delle più importanti reliquie cristiane.
La Sacra Spina sarebbe una spina della corona di Cristo sulla croce, arrivata a Giffoni alla fine del 1300 grazie a Padre Leonardo De Rossi da Giffoni, il quale la ricevette in dono da Carlo IV, re di Francia. Tradizione vuole che la spina, esposta al bacio dei fedeli, si tinga di rosso sangue, un prodigio raccontato anche dal film “La Sacra Reliquia”, pellicola prodotta nel 2001 dal celebre Giffoni Film Festival.

Foto di copertina: la processione dei Misteri a Procida (courtesy of imperatoreblog.it)