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Le sorgenti del Sammaro, emozionante spettacolo della natura

La parte terminale della Gola del Sammaro (ph Gianfranco Adduci)

La Gola profonda del Sammaro rivela segreti di emozionante bellezza. E’ la bellezza incontaminata dei Monti Alburni, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Qui siamo sulle “Dolomiti del Sud”, un territorio di conformazione carsica ricco di torrioni e cuspidi, doline e falsopiani, tante grotte, fiumi e laghetti, ruscelli e cascate. Qui i percorsi d’acqua diventano tragitti per straordinarie escursioni, alla scoperta di maestosi scenari naturali, antiche tradizioni e preziosi luoghi dell’anima.

Il Sammaro è un fiume che nasce da acque sorgive perenni alla falde del Monte Purolo, nel comune di Sacco, per poi confluire prima nel Ripiti, poi nel Fasanella e infine nel Calore salernitano.
Le sorgenti del Sammaro sono situate nella parte terminale di una gola impressionante, una grande “spaccatura” nella roccia calcarea lunga circa 1600 metri, sovrastata da un ponte in cemento alto oltre 150 metri.
Tra i ponti ad arcata unica più alti d’Europa, ultimato alla fine degli anni ’60 per collegare Sacco e Roscigno, il ponte di Sacco regala una magnifica vista panoramica sugli Alburni. Da brividi affacciarsi dal ponte sull’orrido sottostante dove, sul fondo, il percorso della gola taglia un foltissimo bosco di macchia mediterranea.

Da Sacco si scende a piedi o in auto fino all’inizio del sentiero mappato del Parco, breve e senza difficoltà. Il sentiero procede tra l’ombra di faggi e castagni, tra rovi, rivoli e, talvolta, greggi di pecore al pascolo. Una tradizione, quella dei pastori, che continua immutata fin dall’età del bronzo, come dimostrano i resti di una comunità preistorica ritrovati nella vicina Grotta di Jacopo.
Nelle acque limpide e incontaminate del Sammaro vive indisturbata la lontra, mammifero a rischio estinzione che qui trova il suo habitat ideale.
La purezza dell’acqua si sposa con il bianco delle rocce ed abbaglia chi cammina sulle sponde.
Più ti avvicini alle sorgenti, più l’animo diventa lieve. Quando poi arrivi alla meta, scopri un autentico angolo di paradiso che ti lascia senza fiato.

Il Sammaro fuoriesce in superficie in una forra alta e stretta, custodita da una grande portale naturale e sovrastata da una lussureggiante vegetazione.
La luce penetra tra gli anfratti e i rami degli alberi, colorando le rocce e l’acqua con mille sfumature di azzurro e verde.
L’acqua risale rumorosa e impetuosa da una grotta buia e profonda, una grande bocca terrestre che evoca la grandiosità e il mistero della natura.
Stai assistendo ad uno spettacolo sublime e te ne accorgi soprattutto quando devi lasciarlo. Perché quando sei lì, tutto è quiete, tutto è incanto.

Presso le sorgenti c’è una piccola area pic-nic tra la sponda di un laghetto e i resti di un antico mulino in pietra.
Il periodo consigliato per le escursioni è in primavera oppure in autunno, ma la portata del fiume è notevole anche in piena estate.
Una possibile escursione da abbinare a quella delle sorgenti è presso i resti del precedente insediamento medievale di Sacco, situato su una rupe a strapiombo sulla valle del Sammaro.
Oltre ad essere meta di trekking, le sorgenti sono il traguardo di un bellissimo percorso di canyoning (torrentismo) lungo la gola.
L’escursione alle Sorgenti del Sammaro è facile e senza pericoli (ma attenzione alle rocce scivolose!), per cui non è un problema avventurarsi sul sentiero in autonomia. In alternativa, è possibile contattare le Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Da non perdere, nelle vicinanze, i resti di Roscigno vecchia, paese abbandonato all’inizio del ‘900 a causa delle frequenti frane del luogo. Un borgo fantasma di grande fascino, divenuto patrimonio mondiale dell’Unesco, abitato da un solo residente e sede di un interessante Museo della Civiltà Contadina e Pastorale (leggi il nostro articolo e guarda il nostro reportage su Roscigno Vecchia).

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Foto di Gianfranco Adduci