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Guida al Parco del Vesuvio, le escursioni nella Valle dell’Inferno e lungo i Cognoli

I cognoli del Monte Somma e la Valle dell'Inferno sul Vesuvio (ph Gianfranco Adduci)

Forse sarebbe più giusto chiamarlo “Parco nazionale del Vesuvio e del Monte Somma”. Il Monte Somma occupa quasi la metà del Parco e di fatto è il suo vero polmone verde. Cosa non da poco, è l’antico vulcano da cui è nato il Vesuvio, della cui della storia geologica conserva memoria. Insieme formano uno dei profili montuosi più famosi al mondo ed una delle 13 “Riserve della Biosfera” riconosciute in Italia dall’Unesco.

I primi due sentieri del Parco del Vesuvio, “La valle dell’inferno” e “Lungo i cognoli”, sono antichi itinerari circolari che partono da Ottaviano si sviluppano interamente sul Monte Somma, arrivando fino a “costeggiare” il grande cono del Vesuvio. 
Su questi sentieri puoi conoscere il legame che c’è fra i due vulcani e la straordinaria biodiversità del Parco, con la natura che esplode potente in paesaggi sempre mutevoli e sorprendenti, tra fitti boschi, lava e licheni, ginestre di ogni specie e l’azzurro del golfo di Napoli.

umberto saetta, guida esclusiva del parco nazionale del vesuvioEcoturismo Campania ha chiesto ad Umberto Saetta di descrivere questi sentieri. Umberto è interprete ambientale e guida esclusiva del Parco Nazionale del Vesuvio nonché ottavianese doc. Tra memorie storiche, dettagli naturalistici ed emozioni, ecco a te il racconto di chi da sempre vive in simbiosi sia con il vecchio vulcano sia con il vulcano nuovo.

Conquistare la montagna

Il Palazzo Mediceo di Ottaviano tra i boschi del Monte Somma, nel Parco Nazionale del VesuvioConquistare la montagna partendo da Ottaviano appare a molti un’impresa assai ardita. L’abitudine a muoversi con mezzi di trasporto rende molto lontana questa prospettiva. Basta invece un attimo per ritrovarti al bivio tra la quotidianità ed una sfida arcana, a varcare la soglia dell’avventura, ad entrare nel confronto tra sé stessi e la natura. La sfida con la montagna ha un sapore molto antico, acre di sudore e terra, la stessa che ad ogni passo ti stupisce per la diversità che riesce ad offrire alla vista e all’olfatto. La fragranza delle ginestre, la bellezza delle orchidee, il sapore del Pino che aleggia nell’aria ti fanno vincere il pensiero della fatica e della stanchezza.
I primi due sentieri mappati dall’Ente Parco condividono un primo tratto che parte dalla fine di via Valle delle Delizie, dominata dal Palazzo Mediceo. Prima castello medievale, poi residenza del casato toscano dei Medici, negli anni ’80 palazzo di Cutolo, oggi il Palazzo è sede dell’Ente Parco e location prestigiosa per iniziative culturali. Ogni escursione sui sentieri ottavianesi del Parco del Vesuvio dovrebbe partire da qui: anche le storie di questo palazzo alimentano lo spirito della montagna.

Da via Valle delle Delizie al Largo Angelo Prisco

Le I sentieri iniziano con un breve tratto di strada asfaltata e mura in cemento armato che contengono una fitta pineta. A quota 450 slm, l’asfalto finalmente cede il passo alla terra sterrata e le ordinate filari di pini soccombono al caos equilibrato di castagni, querce e delle onnipresenti robinie. Finalmente il sottobosco si manifesta, rigoglioso e variegato così come vuole la natura di questi luoghi tanto ricchi ed antichi. I muri in cemento diventano murature a secco, le cosiddette “macere“, realizzate a mano dagli operai seguendo la stessa tecnica delle antiche mura greche. Le prime mura che si incontrano sono accostate al vecchio fronte basaltico, frutto di un’antica eruzione del Somma, dalle quali sono state cavate. Oggi queste affascinanti opere accolgono buona parte delle piante pioniere che caratterizzano la natura del Somma, tra le quali spicca l’Ombelico di Venere con la sua inconfondibile forma. Durante questo tratto sono molteplici gli endemismi visibili, come l’Acero Opalus napolitananum, che in autunno si colora di rosso per l’alto contenuto tannico delle foglie, una piccola radura di Ontani napoletani Alnus cordata, con le foglie ovate e vischiose e le pignette (achenoconi), caratteristici frutti legnosi.

Il tortuoso cammino prosegue fino al largo dedicato ad Angelo Prisco, giovane ambientalista e sottufficiale della Guardia di Finanza ucciso da cacciatori di frodo. Sul largo Angelo Prisco si intercetta lo Stradello Intercomunale, percorso che taglia in orizzontale tutto il Monte Somma e che un tempo effettuava il periplo di tutto l’edificio vulcanico.

Andando a sud si prosegue sul sentiero “La Valle dell’Inferno”, a nord sul sentiero “Lungo i Cognoli”.

Sul sentiero “La Valle dell’inferno”

Dal largo Angelo Prisco si cammina sullo Stradello Comunale verso sud, per un lungo tratto pianeggiante dove lo scenario cambia notevolmente, passando dai boschi mesofili a fitte pinete e ginestreti della varietà Aetnensis.
Il panorama si apre passo dopo passo sulla piana campana che va dal nolano al nocerino, con i Monti Lattari che scendono a mare fino a lambire l’isola di Capri, quasi “abbracciando” le cittadine sottostanti.
Il percorso confluisce in un largo spiazzo privo di vegetazione tranne che per una radura di pini, a forma circolare, che sembra attendere di ospitare con la sua ombra coloro che giungono fin qui. Per la prima volta si manifesta alla vista anche il vermiglio cratere del Vesuvio, il cui sguardo minaccioso inizia a seguirci nel nostro cammino.

Da questo punto inizia il periplo della caldera del vulcano, la Valle dell’Inferno, così chiamata in passato per la desolazione dell’area desertificata dalle eruzioni, soprattutto pliniane, e dalla consistente presenza di fumarole alternate a dicchi lavici, rocce simili a dolmen che si erigevano dalla terra nera, come idoli sacri di remoti culti religiosi. Oggi invece è una rigogliosa valle ricca di ginestre (aetnee, dei carbonai, di Leopardi, calicotome, ispaniche e vescicarie) che nei mesi di fioritura inebriano per gli intensi profumi e tingono tutto di mille sfumature di giallo, cui si accompagnano gli sprazzi violacei della Digitale o Pseudovaleriana Rossa.
Il percorso continua in direzione nord verso i Cognoli di Ottaviano, ovvero le cime che caratterizzano la sky line del Monte Somma, il cui nome è l’italianizzazione del termine dialettale “cuognuol“.
Si giunge così presso “il Taglio”, una forra di circa 30 metri di lunghezza e 10 di profondità, fenditura creatasi all’interno della colata di lava del 1929 che scese verso Terzigno. La lava di questa colata è detta “a corda”, perchè ha una forma simile a quella delle grosse cime di navi, arrotolate e sovrapposte. In un punto, inoltre, la forma ritorta della lava prende le sembianze di un trono che domina le vallate sottostanti. Il “trono” è chiamato “il salto della Poiana”, un rapace di grandi dimensioni al vertice della catena alimentare della fauna locale, che spesso da qui spicca il volo a caccia delle sue prede.

Uno dei dicchi lavici nella Passata una nutrita stazione di Ontani Napoletani, inizia la discesa che giunge nella Valle del Gigante, dove un altro endemismo rende unico il panorama circostante: lo Stereocaulon Vesuvianum. Si tratta di un lichene pioniere che disgrega la roccia consentendo alle altre piante di reperire con maggior facilità i minerali contenuti nel terreno. Il grigio lichene, rilevato per la prima volta nel 1956 sulle lave dell’eruzione del 1944, oggi la ricopre del tutto. Inoltre riveste i materiali lavici di tutto l’edificio vulcanico, favorendo la rinaturalizzazione.
Il percorso che cammina sotto la parete interna del Somma porta fino ad una scalinata che agevola la conquista della base del Vesuvio. Si riprende il cammino in direzione sud sud-est nella parte pedemontana del cratere sino al bivio con la strada Matrone, la vecchia via dell’ascesa al vulcano prima dell’apertura dell’accesso dal lato di Ercolano. Inizia la discesa ed ancora una volta la natura cambia, assumendo in certi tratti una dimensione predesertica, caratterizzata da piante rare per le nostre latitudini come l’Helichrysum, il Glaucium e la Romice rossa, piante colonizzatrici che lottano strenuamente contro una natura ricca di minerali ma allo stesso tempo avara di acqua. Arrivati al bivio che porta verso est, camminando in mezzo a macchie di ginestra alternate a robinie, si giunge allo slargo da dove è iniziato il periplo della Valle dell’Inferno. Non resta altro che riguadagnare la strada già percorsa fino alla via Valle delle Delizie.

Sul sentiero “Lungo i Cognoli”

Dal largo Angelo Prisco si cammina sullo Stradello Comunale verso nord, per un lungo tratto pianeggiante dove lo scenario continua immutato nella forma boschiva. Qui la successione degli alberi ad alto fusto è interrotta da fronti di vecchie colate laviche, caratterizzate da un’intensa policroma che va dal grigio scuro all’amaranto, dovuto all’ossido di ferro. Si giunge così ad un bivio: a destra la strada procede pianeggiante verso Somma Vesuviana, a sinistra si ascende invece verso la conquista della vetta del Monte Somma.
Questo tratto di bosco che sale dal confine del paese è noto con il nome di “o’cacciat”, perché in passato, quando era consentito, i cacciatori si spingevano sin quassù a caccia di prede come la Beccaccia e la Lepre Italica, oggi ancora presenti e, grazie all’area protetta, con le popolazioni in espansione.
Di tanto in tanto, piccoli sprazzi di luce tra gli alberi ci fanno perdere lo sguardo verso panorami lunghissimi. Come fotogrammi in successione, ci fanno intravedere monti lontani e pianori immensi, senza lasciarci accorgere che l’altezza progressivamente aumenta e gli spazi dimensionali subiscono notevoli alterazioni.
Si continua a camminare nel bel mezzo di una foresta mesofila dove boschi cedui di Castagno, retaggio delle vecchie economie agrarie montane, si alternano a stazioni rappresentative di leccete, segno tangibile dell’evoluzione del bosco, dove è possibile riconoscere, tra gli altri alberi, la Roverella, l’Orniello, l’Ontano napoletano e, salendo di quota, rare stazioni di Quercia da Sughero e Betulla. Il sottobosco, invece, è costituito da Corbezzolo, Fillirea, Lentisco, Alaterno, Lentaggine, Pungitopo, Biancospino, Rosa selvatica e Ligustro. Da ammirare anche le tante orchidee e le numerose e sparse colonie di felci, con differenti specie come la Felce Aquilina, la Felce maschio e la Felce Dolce.

Ad un tratto lo scenario muta: ci ritroviamo come d’incanto tra boschi di pinete allineate e ginestroni aetnensis, in quella parte del Somma comunemente conosciuta agli ottavianesi come “n’copp o’pulit”. La locuzione lascia intendere la scarsità di vegetazione che allora rischiarava il panorama di chi guardava il monte dal basso, probabilmente dovuta all’accumulo di terreni giovani da poco depositati dal vulcano, estremamente disciolti e quindi incapaci di trattenere le acque in quantità tali da consentire alle piante di crescere liberamente. Oggi ne rimane solo un piccolo spazio che a ben guardare, da vicino, ci fa capire che il litosuolo è in trasformazione. Qui, in un ciclo perpetuo, le piante pioniere come l’Helichrysum, il Glaucium e la Romice rossa predispongono la terra alle piante colonizzatrici come le ginestre e la Digitale. Le piante pioniere, a loro volta, partecipano alla rinaturalizzazione preparando il terreno agli alberi di alto fusto come le conifere e le querce.
Proseguendo nel cammino, dalle fitte pinete nelle quali siamo ritornati, oltrepassata l’ultima fila, all’improvviso, come per magia, appare una sagoma maestosa: la vetta del Somma è stata conquistata. E’ stato finalmente raggiunto il punto panoramico sinora agognato, davanti si staglia imperioso il cono del Vesuvio, autoritario nella sua posizione che volge a sud. Immediatamente ad est la costiera sorrentina, ad ovest Napoli e parte del suo golfo, a nord la piana campana con la Terra di Lavoro, Caserta, i monti dell’avellinese, parte della dorsale appenninica campana, le isole di Capri, Ischia, Procida e, osando con la vista o con un binocolo, i monti Picentini e la parte finale del golfo di Gaeta, con il profilo del Circeo.
Chiudendo gli occhi e roteando su se stessi è percepibile tutta la Campania tra profumi di terra e di mare, rumori di città e silenzi di boschi.

Il cammino riprende percorrendo i Cognoli di levante in direzione sud, verso quelli di Ottaviano, dall’alto della Valle dell’Inferno. La dorsale del Monte Somma non è semplice da camminare a causa delle asperità rocciose. Spesso, durante il cammino, l’attenzione si sofferma sui brillii che spiccano tra il terreno nero. Abbassarsi ad osservarlo svela un altro mondo nascosto nello scrigno dei tesori del vulcano: i minerali. Non è raro imbattersi in cristalli anche rari come la Vesuvianite, pirosseni e Augiti dalle forme regolari, Mica nera, Olivinite, Muscovite, piccole rocce con grossi cristalli di Leucite. Raramente si trovano anche Pirite e Ossidiana vesuviana, dal caratteristico colore verdognolo.
Scendendo da un piccolo ghiaione sulla destra si entra nella Valle dell’Inferno e si prosegue sempre in direzione sud dove, appena dopo una stazione di Ontani Napoletani, si giunge presso la forra dettail Taglio. Si ammira poi il “trono” di lava detto Salto della Poiana e si arriva allo spiazzo con la radura circolare di pini. Da qui si procede a ritroso fino al largo Angelo Prisco e poi giù fino al punto di partenza su via Valle delle Delizie.

Articolo di Umberto Saetta, interprete ambientale e guida esclusiva del Parco Nazionale del Vesuvio
Introduzione e foto copertina di Gianfranco Adduci
Foto con Umberto Saetta di Carla Orata

Foto interne di Umberto Saetta e Gianfranco Adduci

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