Sembra strano ma il Carnevale è già iniziato. L’apertura coincide con la festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, celebrata in tutta Italia con diverse tradizioni popolari.
A Cicciano, in provincia di Napoli, nel cuore della Campania Felix,  la “Festa di San’Antuono” è uno degli eventi più sentiti e dura fino a quattro giorni.
Il santo di origini egiziane è protettore degli animali domestici, degli allevatori, dei contadini e di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco.

Il fuoco, in particolare, assume in questa festa molteplici significati che attingono al sacro e al profano.
Leggenda vuole che Sant’Antonio abbia affrontato il diavolo nel deserto e perfino tra le fiamme dell’inferno.
La festa di Sant'Antonio Abate, a Cicciano, prevede una gara di fuochi pirotecniciI falò, i colorati fuochi pirotecnici e le assordanti bombe da tiro, insieme con i ritmi ossessivi delle tammorre, spaventano e allontanano le presenze maligne che proliferano nelle lunghe notti invernali, rompono le tenebre e il freddo, generano uno spazio di condivisione e socialità.
Il fuoco, inoltre, è un simbolo di cambiamento perchè porta purificazione e rigenerazione. A gennaio la terra riposa e rinnova la sua fertilità per la prossima primavera. Oggi Sant’Antonio raccoglie l’eredità di Demetra, la latina Cerere, la dea del grano e dell’agricoltura, invocata in questo periodo da ancestrali riti pagani, in concomitanza con i cicli astronomici che regolano le pratiche agricole tradizionali.

Tali pratiche, inoltre, sono sempre state legate alla presenza di animali domestici.
Gli animali aiutano i contadini nel lavoro della terra, la concimano con le loro deiezioni e diventano scorte di cibo grasso per affrontare l’inverno, prima delle astinenze e dei digiuni quaresimali. Il maiale, in particolare, parte dell’iconografia del santo, nel Medioevo era molto caro ai monaci Antoniani, perchè usato per nutrire i malati e preparare balsami medicali.
Il sabato della festa di Sant’Antonio, a Cicciano, si apre con la processione degli animali e la loro benedizione di fronte alla chiesa del santo.
Oggi sono soprattutto cani ed altri animali da compagnia a sfilare, poche invece le bestie legate alle attività agricole. Eppure, cambiano i soggetti e le funzioni ma non l’affetto e la riconoscenza nei loro confronti.

Marcello Colasurdo canta alla Festa di Sant'Antonio Abate a CiccianoL’invocazione del Santo nella sua Chiesa è affidata ai cantori. Ormai da qualche anno, la preghiera è intonata da Marcello Colasurdo, cantante della storica formazione degli e Zézi gruppo operaio di Pomigliano d’Arco, tra le più belle e profonde voci delle tammurriate vesuviane.Un grande focarone si accende in piazza ed iniziano le danze al ritmo di tamburi, scetavajasse, putitpù, ciaramelle e cornamuse, con tutti i più importanti gruppi di musica popolare dell’entroterra campano.
Brillano focaroni nelle corti delle storiche masserie, ma anche nelle strade e negli slarghi dei quartieri moderni. Si canta, si balla, si mangia e si beve vino con parenti e amici. Si gira di falò in falò e chiunque ha il “diritto” di unirsi a quello degli altri. Nei giorni delle celebrazioni, si svolgono anche una processione con ballata finale della statua, aste di prodotti tipici, grigliate e seguitissime gare di bombe da tiro e fuochi pirotecnici.

Quella di Cicciano è una festa autentica, densa di memorie antiche che si rinnovano ogni anno come spighe di grano, ogni volta uguali, ogni volta diverse. Una festa catartica, genuinamente collettiva, a dir poco coinvolgente. E, a proposito di coinvolgimento, è d’obbligo ricordare un’altra irrinunciabile tradizione della festa. Per invocare la fortuna, i ciccianesi e i loro animali domestici compiono tre giri intorno alla chiesa del santo (il 3 è numero dai tanti simboli e significati esoterici). Si dice che una volta conosciuta la tradizione, se non rispettata, è invece la sfortuna ad essere invocata. Ora la conosci anche tu: “Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o pass’ bbuon!”.

Articolo di Gianfranco Adduci
Galleria fotografica a cura dell’Associazione Calotipia. Foto scattate sabato 18 gennaio 2014 da Gianfranco Adduci, Brigitta Casieri, Daniela Cesarini, Martina D’Amodio, Daniele D’Ari, Pasquale Ottaiano.

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