A quota mille, sul massiccio del Matese, il paesaggio di Letino ti emoziona al primo sguardo. Un borgo adagiato su uno sperone roccioso domina la valle del fiume Lete e la valle del fiume Sala. Nella prima si ammira il Lago di Letino, nella seconda il Lago di Gallo Matese. Boschi secolari risalgono imponenti cime carsiche, alte oltre 1.500 metri. Campi coltivati e masserie si alternano ad ampie aree da pascolo per pecore, capre, bovini e cavalli. L’aria, fresca ed incontaminata, è ricca di profumi e lunghi silenzi. Siamo nel comune più alto della provincia di Caserta, al confine con il Molise. Qui regnano la quiete e la meraviglia.

Oltre che nel Parco Regionale del Matese, prossimo a diventare Parco Nazionale, l’intero territorio di Letino è compreso in due importanti ambiti di tutela e valorizzazione: il Sito di Interesse Comunitario denominato “Matese Casertano” (SIC IT 8010013), finalizzato alla conservazione di habitat, specie animali e specie vegetali fragili, e la Zona di Protezione Speciale denominata “Matese” (ZPS IT 8010026), finalizzata alla protezione di specie ornitiche di interesse naturalistico.

Letino, inoltre, è uno dei 4 comuni campani insigniti della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. E’ questo un marchio di qualità turistica ed ambientale, riservato alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità.

Qui è possibile fare bellissime passeggiate lungo il fiume, kayak o canoa nel lago, birdwathing, trekking, mountain bike e climbing. Insomma, Letino è una meta perfetta per gli amanti dell’ecoturismo e del vivere slow.

Il fiume Lete ed il lago di Letino

E’ naturale pensare che il nome “Letino” derivi da quello del fiume, eppure non è così. Nei documenti antichi, infatti, il luogo è indicato con il nome “Tino”, cui si fuse poi l’articolo. Non a caso, in dialetto letinese si dice “Ru Tinu”. L’antico nome è probabilmente di origine ellenica, per le genti che qui giunsero dall’isola di “Tinos”, nelle Cicladi, oppure dai “Tini”, popolazione della Tracia meridionale. Se non ne ha ispirato il nome, di certo il fiume Lete è l’anima di Letino, del suo paesaggio e delle sue tradizioni. Del fiume “Lete” scrive Virgilio nel VI libro dell’Eneide e Dante nella Divina Commedia. Nel primo caso, le anime dei Campi Elisi vi si tuffano per reincarnarsi. Nel secondo caso, invece, le anime del Purgatorio vi si immergono per dimenticare le colpe terrene ed accedere al Paradiso. Il fiume Lete in Campania, anticamente detto “Ete”, non è un fiume mitologico né letterario ma possiede davvero un potere rigenerante. Rigenerante perché le sue acque sono di eccellente qualità, ricche di calcio assorbito nelle profondità calcaree. Rigenerante, inoltre, perché camminare o sdraiarsi sulle sue sponde ti dona relax e profondo benessere.

Il Lete nasce alle pendici del Monte Janara, al limitare del bosco, a quota 1028 metri, dove sbocca per fenomeno carsico in cinque o sei polle. Il fiume è lungo 20 chilometri ed attraversa i comuni di Letino, Prata Sannita, Pratella e Ailano, per poi confluire nel fiume Volturno.
Nel territorio di Letino, il fiume attraversa placidamente la suggestiva piana delle Secine, termine dialettale che indica la segale, cereale che qui era coltivato in abbondanza.
Le acque del fiume sono cristalline, le sue rive rigogliose di ombreggiante vegetazione, in gran parte composta da salici. Lungo le sponde si trovano varie fontane, resti di vecchi mulini e tracce dei “passaturi”, filari di pietra usati anticamente da pastori e greggi per attraversare il corso d’acqua, poi sostituiti da ponti in pietra.

Il fiume Lete da vita al lago di Letino (o del Caùto), a 894 metri slm. Pur essendo poco esteso (circa 24 kmq), il lago ospita una grande varietà di fauna.
Gli amanti del birdwatching possono ammirare diverse specie nidificanti, tra cui il Tarabusino, la Moretta tabaccata, il Germano reale, il Beccacino, la Marzaiola, la Folaga, il Falco Pecchiaolo, il Falco di palude e, recentemente, anche l’Airone.
Nelle acque del lago (e del fiume) vivono trote, carpe, barbi, vaironi, tinche, lucci, persici ed anguille. Fino a poco fa, era facile trovare persino il gamberetto di fiume.
All’ombra delle cannucce e tra i grovigli di salicaria, quattrinella, lattuga ranina ed erba vescica, inoltre, vivono anfibi quali il tritone crestato italico, rane, raganelle e l’elusiva Salamandrina terdigitata, nota anche come Salamandrina dagli occhiali.

Il lago è perfetto per fare canoa o kayak. Pagaiare all’ombra delle montagne, tra i profumi dei boschi vicini, con bellissimi panorami sempre cangianti, è un’esperienza emozionante da provare e riprovare, al ritmo per sé più congeniale. In primavera ed estate, soprattutto nei weekend, è facile trovare presso il lago associazioni che noleggiano l’attrezzatura necessaria e, all’occorrenza, guidano gli inesperti o chi ha bisogno di assistenza.

La storica diga di Letino

Il lago attuale di Letino è un bacino idroelettrico che alimentava la centrale di Prata Sannita, costruita tra il 1908 e il 1911 dalla Società Meridionale di Elettricità, distrutta nel 1943 dalle truppe tedesche in ritirata, poi ricostruita alle falde della montagna.

Prima dell’innalzamento della diga, il fiume Lete s’inabissava completamente nel profondo inghiottitoio naturale del Càuto, per poi ricomparire con una cascata di oltre 30 metri dalle pareti della Rava di Prata, orrido precipizio tra il Monte Cappello e il Monte Faravacchi. Con le piogge invernali e il disgelo primaverile, inoltre, le abbondanti acque del Lete non erano totalmente assorbite dall’inghiottitoio e formavano un vasto bacino naturale, le cui sponde sono ancora visibili sulle pareti della conca. Superato un certo livello, l’acqua finiva per tracimare in cascate nella scoscesa Valle delle Ravi, situata non lontano dalla diga.

La diga sul lago di Letino(ph Gianfranco Adduci)

La diga, eretta presso l’inghiottitoio, è tra le prime costruite nel Meridione ed uno dei più antichi esemplari “a gravità massiccia” interamente realizzati in pietra, ovviamente in pietra calcare locale. Dopo oltre un secolo, senza che sia stato effettuato alcun intervento di manutenzione o riparazione, la struttura si presenta ancora perfettamente integra.

Il bacino di Letino ha alimentato la centrale di Prata Sannita fino al 1966, quando fu dismessa. Distrutta dalle truppe tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale, la Centrale Lete fu ricostruita negli anni ’50 con tecniche d’avanguardia, tanto da riuscire a vendere energia persino all’estero. Dopo la dismissione della centrale di Prata, il bacino di Letino fu collegato al bacino di Gallo Matese, il quale alimenta la centrale di Capriati al Volturno e la centralina di Gallo.
La galleria che portava l’acqua con una condotta alla centrale di Prata acquisì una nuova e imprevedibile funzione sociale. Il tunnel, infatti, divenne un’eccezionale via pedonale di collegamento fra l’altopiano di Letino e il comune di Valle Agricola, con accesso all’altezza della Costa dei Frascari. Evitando la lunga e tortuosa strada tradizionale, gli abitanti di Valle risalivano a piedi la galleria per raggiungere Letino in minor tempo e, soprattutto, al coperto. Accompagnati dal custode degli impianti Enel, ogni volta su accordo, gli abitanti si recavano a Letino per barattare i loro prodotti agricoli con le famose patate di Letino, l’origano selvatico di montagna ed altre eccellenze locali.

Le Grotte del Caùto

L’inghiottitoio naturale del Lete è oggi una straordinaria attrazione speleologica. Secolo dopo secolo, le acque del fiume hanno scavato un complesso ipogeo nella roccia calcarea noto come “Grotte del Caùto” o “Grotte del Lete”, esplorato a partire dagli ’20 del 1900.
I due rami principali delle grotte sono posti su due piani paralleli, distanti mediamente 89 metri l’uno dall’altro.

La galleria superiore è un ramo non più percorso dal fiume. E’ lunga 425 metri, con un dislivello di 90 metri, e presenta laghetti, pozzi d’acqua, piccoli canyon ed una folta vegetazione nella parte illuminata.
La galleria inferiore delle grotte, invece, è tuttora percorsa dalle acque del Lete, come acque di sopravanzo della diga, che finiscono col precipitare in cascatelle nella sottostante Rava di Prata, attraverso lo stesso balcone di uscita del ramo fossile. Lunga 475 metri, con salti dai 2 agli 11 metri, anche la galleria inferiore presenta diversi laghi e pozzi d’acqua.

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Oltre ai due rami principali, esistono diverse diramazioni secondarie. Una di queste presenta vaschette ripiene di “perle di grotta” (concrezioni di forma globosa), mentre un’altra conduce ad una sala alta oltre 30 metri, con colonne stalagmitiche e stalattitiche bianche, colate cristalline e brillanti, cascate pietrificate e felci mineralizzate. Molto interessante la fauna delle grotte che comprende un crostaceo bianco privo di occhi, una grande farfalla dagli occhi fosforescenti e due specie protette di pipistrelli: il rinolofo maggiore ed il rinolofo minore.

Le grotte del Caùto sono una risorsa preziosa ancora tutta da valorizzare. Attualmente è visitabile soltanto un primo tratto, cui si accede tramite comode scale in metallo, costruite nel 2011. Una volta rese totalmente fruibili, non avrebbero nulla da invidiare ai più celebri ipogei d’Europa.
Il tratto visitabile delle grotte è aperto solitamente in agosto. Durante l’anno, invece, è necessario chiedere l’autorizzazione al Comune di Letino.

Trekking a Letino: i sentieri del Club Alpino Italiano

I fianchi della conca di Letino sono ammantati da splendidi boschi di faggio. Le faggete secolari di alta quota sono prevalentemente in purezza, mentre a quote inferiori si uniscono ad esemplari di acero montano, acero opalo, carpino nero e leccio.
I boschi sono ricchi di funghi e frequentanti da lupi, gatti selvatici, cinghiali, caprioli, cervi e scoiattoli. Come avifauna, i boschi sono frequentati da astori, sparvieri, gufi reali, colombacci, nibbi reali e pellegrini, mentre le pareti rocciose sono frequentate da lanario, aquila reale ed altre specie rupicole quali la rondine montana e il codirossone.
Le rupi, in particolare quelle di vetta, ospitano una flora ricca di endemismi e specie rare come la saxifraga porophylla, le primule montane, le viole dei pascoli rupestri, gli edraianti, la Lingua di cane appenninica, le pedicolari, le creste di gallo e i verbaschi.

Il territorio di Letino è attraversato da 5 sentieri CAI (Club Alpino Italiano), individuati da Carlo Pastore e sua moglie Giulia D’Angerio, coppia di alpinisti che fin dagli ’70 si è impegnata nella difesa e nella valorizzazione del loro amato Matese.

Sentiero CAI 8A – Monte Favaracchi (1019 metri slm )
dislivello: 258 metri slm
tempo medio: 1/1:30 h
Da piazza Matteotti vai a via Marconi. Percorri via Marconi per 300 metri circa fino a dove si biforca. Qui prendi il braccio in salita. La cima si raggiunge prima per sentiero e poi per cresta.

Sentiero CAI 8E – Valle Agricola (691 metri slm)
dislivello in salita: 200 metri
dislivello in discesa: 500 metri
tempo medio: 2/2:30 h
Segui il segnavia 8A fin dove via Marconi si biforca. Qui prendi il braccio che scende al lago. Il segnavia è 8E fino al punto quotato 1075. Di qui inizia la discesa con segnavia 9A.

Sentiero CAI 8B – Fontana dei Palombi (1173 metri slm)
tempo medio ore 2
Dal Castello, in direzione est, si raggiunge un abbeveratoio. Nelle vicinanze si entra in una mulattiera che porta a Campo Figliolo e quindi alle sorgenti.

Sentiero CAI 8C – Serra Campo dell’Acero (1580 metri slm)
dislivello: 450 metri
tempo medio: 2 /2:15 h
Dal Valico di Sprecavitelli (al confine con San Gregorio Matese) segui il segnavia 8C fino alla cima. Qui si gode di una grandiosa visione sulla Rava Matese (in Letino) e sulla Rava del Miletto (in San Gregorio). La serra divide il Campo dell’Acero in due parti, più vasta quella che ricade in San Gregorio, meno quella che ricade in Letino. Dal Campo dell’Acero puoi raggiungere la vetta del monte Miletto.

Sentiero CAI 8D – Monte Ruzzo (1563 metri slm)
dislivello: 433 metri
tempo medio: 2/2,30
Procedi come per il sentiero 8C fino a quando non incontri una sterrata alla tua sinistra che scende verso il fosso della Rava Matese. Oltre il fosso, il sentiero, obliquando verso sinistra, sale nel bosco che copre il pendio sottostante ai roccioni del Monte Ruzzo.

Sentiero CAI 8F – M. Valle Diamante (1511 metri slm)
dislivello: 561 metri
tempo medio: 2:30/3 h
Sulla strada provinciale che attraversa la Piana delle Secine inizia il sentiero che conduce alla cima.

L’escursione per la Rava di Prata

Avendo soltanto una giornata a disposizione, volendo restare nei dintorni del borgo e del lago, un’escursione breve e facile è quella che conduce alla meravigliosa terrazza naturale sulla Rava di Prata.
Si tratta della prima parte del Sentiero CAI 8E, tragitto che dal borgo scende verso il lago, supera la diga e risale fino a quota mille.
La lunghezza è di circa 1,5 km, il dislivello è di soli 100 metri.

A circa metà percorso si ammira dall’alto la Valle delle Ravi, una “scalinata” di enormi rupi da cui tracimava il Lete prima delle costruzione della diga: soltanto immaginare tale spettacolo naturale provoca vertigini e stupore.

Giunti alla sommità della Rava di Prata, poi, si apre un panorama che lascia senza fiato: un grande canyon rapisce lo sguardo con la sua imponenza e poi lo dirige sulla vasta pianura ai piedi del versante nord-orientale del Matese. Aguzzando la vista, è possibile scorgere il castello ducale di Prata Sannita. All’orizzonte, nelle giornate terse, si ammirano le cime dei rilievi di quattro regioni: quelli dell’area di Roccamonfina in Campania, i Monti Aurunci nel Lazio, le Mainarde nel Molise e, in lontananza, persino i Monti Marsicani in Abruzzo.

Nel cuore della Rava di Prata, ornata di altissimi lecci secolari, fuoriusciva impetuoso dalla roccia il fiume Lete, dando vita ad una bellissima cascata. La sua portata è oggi ridotta al minimo per l’incanalamento dell’acqua nelle condotte della centrale: la terrazza naturale sulla Rava è situata proprio al di sopra delle grotte del Caùto.
Qui è bello sedersi sul prato, respirare a pieni polmoni, riempire gli occhi di bellezza ed il cuore di leggerezza.

Climbing a Letino

Da circa un decennio, Letino è meta ambita anche dagli amanti dell’arrampicata sportiva, interessati alla falesia di Pescopanni, in località Sava.
Si tratta di una suggestiva parete rocciosa detta “balena dormiente”, per la sua peculiare forma bombata che ricorda il fianco di una balena.

La parete ha ben dodici vie con grado di difficoltà da 5b a 7c, la cui chiodatura è stata realizzata da Riccardo Quaranta, presidente dell’associazione Orizzonti Verticali Campobasso, e da Stefano Dati, Presidente Regionale UISP Lega Montagna Campania. La falesia è quindi ideale per tutti, sia per principianti, sia per appassionati, sia per professionisti dell’arrampicata. La parete è di roccia calcarea ed è ricca di buchi, fessure e svasi.

La falesia di Pescopanni, inoltre, ha il grande vantaggio di essere esposta a nord e quindi di restare quasi sempre all’ombra, per cui consente l’attività fino a sera, anche nelle giornate più calde della primavera e dell’estate. Per la sua bellezza e varietà, la falesia di Pescopanni attira sportivi e curiosi da tutta la Campania e dalle regioni vicine. Sempre più spesso, inoltre, si organizzano gare professionistiche e percorsi formativi.

Da circa un decennio, Letino è meta ambita anche dagli amanti dell’arrampicata sportiva, interessati alla falesia di Pescopanni, in località Sava.
Si tratta di una suggestiva parete rocciosa detta “balena dormiente”, per la sua peculiare forma bombata che ricorda il fianco di una balena.

La parete ha ben dodici vie con grado di difficoltà da 5b a 7c, la cui chiodatura è stata realizzata da Riccardo Quaranta, presidente dell’associazione Orizzonti Verticali Campobasso, e da Stefano Dati, Presidente Regionale UISP Lega Montagna Campania. La falesia è quindi ideale per tutti, sia per principianti, sia per appassionati, sia per professionisti dell’arrampicata. La parete è di roccia calcarea ed è ricca di buchi, fessure e svasi.

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La falesia di Pescopanni, inoltre, ha il grande vantaggio di essere esposta a nord e quindi di restare quasi sempre all’ombra, per cui consente l’attività fino a sera, anche nelle giornate più calde della primavera e dell’estate. Per la sua bellezza e varietà, la falesia di Pescopanni attira sportivi e curiosi da tutta la Campania e dalle regioni vicine. Sempre più spesso, inoltre, si organizzano gare professionistiche e percorsi formativi.

La bellezza di Letino non si limita alla natura. Letino è un piccolo borgo di montagna con tante storie da raccontare e tradizioni da scoprire.

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Tutte le foto sono di Gianfranco Adduci.

Grazie alle associazioni Love Matese, Pro Loco Letizia, Matese Adventures e Slow Food Matese per averci guidato alla scoperta di Letino.